giovedì 18 febbraio 2010

L'uomo del futuro

C’era una volta la Resistenza.
Io amavo Bube che si nascondeva nei boschi sotto una fitta coltre di nebbia, per lui avrei dato la vita. Conoscevo solo di nome Lupo, il temuto ma amato capo. Nessuno mi credeva, ma io osservavo il sentiero che i ragni scavano per posare il loro nido. Agnese era una cara amica, ma si è lasciata andare.

La Resistenza non è finita. Ieri Martina, senza parlare, mi ha raccontato di nuovo come era in quegli anni. Lo faceva solo con gli occhi e con qualche gesto di braccia, ma con la forza del coraggio. Ricordo che mia nonna Lucia non avrebbe mai potuto morire prima di finire il maglioncino per Martina, l’altra, la nipote in arrivo. Questa Martina, 8 anni appena, non poteva morire abbandonando un figlio non suo, verso cui sentiva la responsabilità di mamma. È questo che dà la forza di sopravvivere, trovare il motivo. Il padre di Martina non ne aveva più, evidentemente.

Guardando quei bambini che, rapidi e composti, ad ogni concitato comando, sapevano esattamente come mettersi al riparo, conservando ben stretta la preziosa tazza di latte, mi vengono in mente le Resistenze di oggi. I piccoletti sanno come recitare la loro parte, sanno che agli spazi di gioco spensierato dopo la messa, si alternerà una fuga alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Non protestano, non tentennano. Sanno.

Paolo non ci crede che l'educazione dei genitori influenzi la personalità del proprio figlio: è un terno al lotto. Può darsi. Un po' ci credo, un po' no. Voglio dire, chi mi ha generato ha messo del suo in questa piccola persona che sono. E anche io ho sognato di riuscirci!

Però poi nella vita, e soprattutto in certi periodi storici, in certi contesti, in certe società, i fattori esterni possono deviare il naturale corso di crescita.

Trasferendo quel profondo senso di ansia che ho respirato ieri sera, come dentro una claustrofobica Galleria, la prima immagine che mi viene in mente è la Palestina. Io non ci sono mai stata, l’ho solo letta sui giornali, ma ho ascoltato le parole di Giulia. Lei c’è stata. Io me la immagino così: ogni giorno regalato è una sfida con la morte, è una roulette, una sagra di crudeltà e di immagini che lederanno per sempre la memoria dell’uomo che, un giorno, verrà!

Non ho vissuto tutto questo invece, io. Ero seduta. In sala nessun effetto speciale, nessuna star di Hollywood, nessuna spettacolarizzazione, nessun protagonismo, un solo messaggio: resistere per non perdere la parola e il pensiero. Questo è il cinema che mi piace! Non scrivo recensioni, non faccio critica, non lo so fare. Solo mi rimangono impresse delle cose e ci penso. A volte è la trama, a volte è la tecnica. In tutto c'è storia, personale e non, di oggi... mi piace riconoscerla!

Per fortuna ieri sera c’era di nuovo l’ esperto con me, quello che sa sdrammatizzare e mi fa ridere di fronte alla banalità di aver riconosciuto in un disegno un bel paracadute. Del resto, io sono la_stupida. Bentornato!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo film prima mi ha mostrato il rumore che fà la vita quando fischia e poi mi ha dato uno schiaffo:"ehi amico mio!" mi ha detto "lo senti il respiro del compagno? no, non parlo di quello che succede sullo schermo! parlo del respiro di chi fa con te! lo senti quanto è bello!"

Anonimo ha detto...

Questo film prima mi ha mostrato il rumore che fà la vita quando fischia e poi mi ha dato uno schiaffo:"ehi amico mio!" mi ha detto "lo senti il respiro del compagno? no, non parlo di quello che succede sullo schermo! parlo del respiro di chi fa con te! lo senti quanto è bello!"

A.

Apeless ha detto...

questo m'è sfuggito...

la_stupida ha detto...

recuperalo però, che merita... così come io farò con Lourdes!!!
mi hai incuriosito!!
...anche se con questa tosse al cinema.. il respiro diventa un rantolo!! :)