lunedì 1 marzo 2010

Se Italo Calvino non è il cugino di Franco Pelatino!

C'era un paese dove erano tutti ladri.
La notte ogni abitante usciva, coi grimaldelli e la lanterna cieca, e andava a
scassinare la casa di un vicino. Rincasava all'alba, carico, e trovata la casa
svaligiata.
E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l'uno rubava
all'altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si rubava a un
ultimo che rubava al primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto
forma d'imbroglio e da parte di chi vendeva e da parte di chi comprava. Il
governo era un'associazione a delinquere ai danni dei sudditi, e i sudditi dal
canto loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva senza
inciampi, e non c'erano né ricchi né poveri.
Ora, non si sa come, accadde che nel paese di venisse a trovare un uomo
onesto. La notte, invece di uscirsene col sacco e la lanterna, stava in casa a
fumare e a leggere romanzi.
Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano.
Questo fatto durò per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui
voleva vivere senza far niente, non era una buona ragione per non lasciar fare
agli altri. Ogni notte che lui passava in casa, era una famiglia che non
mangiava l'indomani.
Di fronte a queste ragioni l'uomo onesto non poteva opporsi. Prese anche lui a
uscire la sera per tornare all'alba, ma a rubare non ci andava. Onesto era, non
c'era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a veder passare l'acqua
sotto. Tornava a casa, e la trovava svaligiata.
In meno di una settimana l'uomo onesto si trovò senza un soldo, senza di che
mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua; il
guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto un cambiamento.
Perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno; così c'era
sempre qualcuno che rincasando all'alba trovava la casa intatta: la casa che
avrebbe dovuto svaligiare lui. Fatto sta che dopo un poco quelli che non
venivano derubati si trovarono ad essere più ricchi degli altri e a non voler
più rubare. E, d'altronde, quelli che venivano per rubare in casa dell'uomo
onesto la trovarono sempre vuota; così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l'abitudine anche loro di andare la
notte sul punte, a veder l'acqua che passava sotto. Questo aumentò lo
scompiglio, perché ci furono molti altri che diventarono ricchi e molti altri
che diventarono poveri.
Ora, i ricchi videro che ad andare la notte sul punte, dopo un po' sarebbero
diventati poveri. E pensarono: - Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per
conto nostro -. Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le
percentuali: naturalmente sempre ladri erano, e cercavano di ingannarsi gli uni
con gli altri. Ma, come succede, i ricchi diventavano sempre più ricchi e i
poveri sempre più poveri.
C'erano dei ricchi così ricchi da non avere più bisogno di rubare per
continuare a esser ricchi. Però se smettevano di rubare diventavano poveri
perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per
difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e
costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l'avvenimento dell'uomo onesto, non si
parlava più di rubare o di esser derubati ma solo di ricchi e poveri; eppure
erano sempre tutti ladri.
Di onesti c'è stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.

I.C.

tratto da
http://blublu.org/sito/blog/

2 commenti:

Steffl ha detto...

non l'avevo mai letta questa. bellissima. Italo Calvino? mmm, si, lo conosco! :-)

la_stupida ha detto...

... ci sa fare!!! :)