lunedì 9 novembre 2009

I miei ricordi, i miei muri...

Era il 1997 quando sbarcavo, piccola e ingenua in una terra straniera, ostile agli occhi di molti e obiettivamente fredda da un punto di vista climatico e morfologico. Quella terra, l’Alemania, Deutschland, insomma la Germania, di cui ancora conservo immutati ricordi e affetti, ha rappresentato per me un primo momento di crescita, una splendida esperienza durata un anno, un anno iniziato tra volti sconosciuti, parole incomprensibili e abitudini stravaganti. Mi hanno voluto subito bene però quei vichinghi biondi e massicci (che in realtà sono così solo nel nostro immaginario o sulle spiagge di Rimini) e posso dire con certezza che ancora è così.
Di quel periodo ricordo anche un “Austausch im Austausch”, uno scambio nello scambio, dove noi ragazzi dell’ovest venivamo ospitati in una famiglia dell’est. Erano 11 anni fa, ma ne erano già passati molti da quando est e ovest erano diventati un’unica Bundesland! Ma il divario saltava anche agli occhi curiosi, pur ancora innocenti, di una ragazzina che capiva poco di quello che era successo. Però chiedevo, osservavo e ascoltavo per portar via un quadro più o meno realistico di quelle persone, davvero diverse dagli europei che avevo conosciuto fino a quel momento. Erano dell’est! Così come ti immagini quelli dell’est: nel vestire, nei capelli, negli ideali, nei sogni. Ed era l’est del mitico Trabbant e delle strade non asfaltate, era l’est delle famiglie con 7 bambini, grazie ai quali i genitori ricevevano sovvenzioni per costruire casa, sembrava un'Italia affettuosa e meno egoista degli anni '50. Un est coraggioso, che aspirava alla libertà, contraddicendosi con il desiderio di stabilità e sicurezza che mamma URSS aveva bene o male garantito loro. Le ragazze finalmente speravano di poter comprare più vestiti, non “divise” tutte uguali e i ragazzi di accedere alla musica importata! Poi i parenti dall’altra parte, non più irraggiungibili come nelle tristi note delle canzoni di quegli anni.
Oggi i ragazzi dell’89 festeggiano i 20 anni dalla caduta di quel muro che aveva diviso una città, una nazione e l’intero mondo, fermo e chiuso in due grandi aree ideologiche. Rivedere le immagini di una generazione in lacrime, piena di speranze, abbattere un muro, è un’emozione toccante anche per me che non ricordo molto di quel novembre. Forse quei sogni non si sono avverati, umanizzare capitalismo e socialismo pare ancora impossibile, ma dividere le genti non è mai servito a niente!

Oggi penso che, anacronisticamente, Israele tiene lontana la Cisgiordania con un nuovo muro, che gli Stati Uniti si difendono dalle incursioni messicane con un altro muro, perché la storia non insegna, perché gli uomini non sanno e non vogliono convivere in maniera pacifica, non sanno accettare le diversità e pensano che a vincere sarà chi ha alzato di più la voce.

Magari anche io sto edificando il mio muro, sempre più solido e invalicabile, ma preferisco il silenzio alle grida, ché la fragilità, la confusione e l'inganno hanno preso il sopravvento sull’impertinenza di una piccoletta che aveva addolcito i visi teutonici più duri. Oggi mi spaventa di più la fessura che lascia passare dall’altra parte, lo spiraglio attraverso cui entrare in contatto con l’esterno e allora cerco altro cemento perchè di là vedo ancora di me e di qua vedo ancora dell'altro, e non capisco perchè.


9 commenti:

Ale ha detto...

costruisci pure il tuo muro ma non metterci il cemento. Appoggia i mattoni uno sull'altro,
lo potrai smontare senza far rumore.

la_stupida ha detto...

io con i cubi non sono stata mai molto abile, per l'equilibrio ci vuole la tecnica giapponese del tuo amico che supplisco con del sano collante! un bel pensiero comunque! grazie vicino di un tempo!

maurizio ha detto...

ma guarda un po',non sarà proprio una coincidenza che un vecchio vicino abbia commentato il post???
guardiamo le porte delle nostre case, i recinti di nostri giardini, i cancelli dei nostri edifici, le cappelle dei nostri cimiteri e tutto ciò che delimita la nostra perimetrale quotidiana,poi magari facciamo un giro al di là del grande vecchio muro mai abbattuto e ci si rende conto che parte tutto da lì...
mamma russia avrà sbagliato,papà democrazia & co continuano a sbagliare, e tu...come loro!
prova ad arredare una casa senza muri,in teoria sarebbe la cosa più facile del mondo e invece???perchè è così difficile?
another break in the brain...

la_stupida ha detto...

Hai ragione Mauro, i vicini sono le prime vittime di confini definiti! Prometto comunque a te, Ale e Sabri (che mi sconsigliate i muri) che se una fogliolina riesce a stupirmi e a passare dalla mia parte, lascerò cadere ogni barriera... senza rumore! ;-)

maurizio ha detto...

facciamo passare anche il vento però...cozziddho mio!!!

la_stupida ha detto...

noooooo che mi contamina l'erba con impollinazioni estranee!! anche se... quella del vicino in genere...

una fogliolina ha detto...

:)

la_stupida ha detto...

eh eh... magari fogliolina!!!

la_stupida ha detto...

a dire il vero, proprio stamattina è spuntata una bellissima fogliolina verde verde da una mia orchidea che sembrava da molto tempo senza vita! qualche miracolo a volte succede, a volte!