sabato 11 settembre 2010

Senza grembiule però!

Per fortuna è arrivato anche settembre. Per fortuna dalle spiagge sono scomparsi gli ombrelloni, i bagnini si tolgono il sale dai capelli e si mettono via gli asciugamani da mare. Ah, ma io già il 23 giugno avevo previsto che l'estate sarebbe finita! Va bè, alcuni ci mettono di più a capirlo!
Pur conservando l'energia di questa movimentata stagione come fossi una gigante batteria attaccata a un pannello solare fissato su una duna del Sahara, oggi ho voglia di riconvertire la mia produzione, mantenendomi al passo con il sistema mercato della mia persona rinnovabile. Ho di nuovo voglia di maestri, ho di nuovo voglia di tornare sui banchi... è il mio lavoro!!!
Ne ho già incontrati alcuni, nessun santone, ché quelli non li sopporto, ma personaggi strani. I primi, gli Italieni, mi hanno stupito. Ero lì con ammirazione perchè li avevo sempre letti in quelle amate pagine patinate. Ma, oltre ad essere bravi scrittori, li ho scoperti divertenti, dotati di spirito, anche con quell'accento strano che strano lo fa diventare stLano.
Poi ho visto Gallo, non l'amico di mio fratello, anche se c'era pure quello di Gallo. Don Gallo è uno che non diventerà mai Papa. No, Papa Gallo non può funzionare, ma non credo fosse tra le sue mire, lui è di quelli che preferiscono stare in mezzo alla gente che su un trono d'oro.
Un altro che mi piace molto è Gino, lui che di Strada ne ha fatta e che di emergenze ne sa. L'ho incontrato mentre lavavo i panni nell'Arno, mentre ripassavo la mitologia con l'aiuto di scultori di altri tempi, mentre percorrevo un lungo corridoio di Vati, pietrificati per l'eternità. L'ho visto mentre camminavo su un Ponte che non so quanti anni abbia, ma che di sicuro è Vecchio. Siamo andati a pranzo in trattoria io e lui: 800 grammi di fiorentina a testa, e qualche bicchiere di vino. E nel frattempo mi parlava, non urlava mai, perchè se urli, anche se hai ragione, finisce che non hai più ragione, secondo me. Mi piace perchè ha trovato il suo modo di vivere con coerenza, è molto arrabbiato anche. Mi piace pure Cecilia, la presidente, ferma e coraggiosa, che ricorda la madre come colei che le ha lasciato una difficile eredità, insostituibile com'è.
Peccato solo gli applausi preventivi e indiscreti. Ma io sto con Emergency e con Il Mondo che vogliamo.
E se di Samuele B. non abbiamo ascoltato nessuna canzone, è perchè prima c'era stato, in un fuori programma, l'adorato Bollani e perchè poi tutto il resto del tempo le follette mi hanno fatto ridere. Non te la prendere Samu, io il tuo merchandising non l'avrei comprato comunque.
Poi ringrazio anche la maestra di Pilates che, con una sola lezione, ha galvanizzato le mie 8 fanciulle, caricandoci di ottimi propositi per l'inverno.
E tra i maestri metto anche Antonellina, che non vuole insegnarmi niente, ma che di sicuro mi ascolta sempre.

mercoledì 8 settembre 2010

A ognuno la sua Chimaera

Non racconterò della casa sugli alberi, della camminata nella valle e del bagnetto nel fiume, che solo per un attimo mi hanno ricordato un'altra storia e altre premurose carezze; non racconterò dei coloratissimi mercatini e di Kilic il matto, nè della spiaggia e del sonnellino con il gatto, nè dei mondi sotterranei, neanche di una guida molto pigra, o di una zucca incompiuta, nè tanto meno di tutto quello che ho mangiato. Ma questa storia merita ancora, un'ultima favola nel mondo dell'immaginazione, perchè lì tutto è rimasto spezzato in frantumi e si può solo ricostruirlo con la mente.
Mi convinco che siano lacrime di un drago imprigionato sotto terra. Io non sono qui per liberarlo o salvarlo. Mi va solo di ascoltarne i suoni. Spiegazioni scientifiche non persuadono e non motivano altrimenti questa magia. Altro che Pollon sull'Olympos! Dopo molto faticosi gradoni arrivo in cima, quella ancora più alta, per avere il mio silenzio, sotto la luna piena. Fuori non ce n'è, perchè la gente ama gareggiare sulla vacanza più riuscita e si deve confrontare per forza. Ma dentro c'è un silenzio assordante. Sento sulla pelle le scintille delle Chimaere, i fuochi perenni che il drago sputa per farsi notare. Un momento di isolamento,
dopo tante lingue che si mischiano, e fenomeni paranormali. Non viaggio da sola perchè non mi interessa per ora, e non perchè credo che non condividere sia come non vivere, semplicemente perchè preferisco così. Ma poi, come dice Yle, a ognuno i suoi attimi, pur brevi, ritagliati per interiorizzare i benefici di questa immersione nel lontano! Ciao Turchia!
E grazie alle mie ottime compagne di viaggio! Anche alla folletta che non è vero che non c'era! C'era!

martedì 7 settembre 2010

Coccole e sorrisi!

Ce l'avevano dipinta un po' come una minaccia, donne crudeli che ci avrebbero sbattute e prese a secchiate, un po' mi perplimeva questa faccenda. Dall'altra parte c'era chi assolutamente ci consigliava di farlo! Ho dato retta agli ultimi, per fortuna!
Una signora si è presa cura di me, mentre io, distesa su un pentagono di vapore, ammiravo le stelle bucate di una cupola blu. Lei mi ha lavato, massaggiato, pettinato, sciacquato come una mamma. Poi mi aspettava un chai e un backgammon per sentirmi cittadina del mondo, cittadina di Costantinopoli. Ecco. Avrei voluto non finisse mai!

lunedì 6 settembre 2010

Che può combinare una mela...

Me ne andavo tranquilla, guida alla mano per sembrare io una guida turistica. Uso la fantasia, quello che non so e che non c'è scritto, lo invento. Lo coloro un po', ci metto condimenti di passione. Cerco di non far mai capire che sto procedendo per tentativi, cerco di darmi un tono. Poi però capita sempre quel guastafeste che, a sua volta guida alla mano, decide di farti perdere credibilità e denuncia al mondo che stai mentendo, che stai interpretando in maniera errata il cammino.
Anvedi questo! Ah sì? Parte la sfida! Eh sì perchè lui crede di saperne di più di una banchiera marchigiana, ma non ha ancora capito con chi ha a che fare! Voleva mettere un refettorio dentro una chiesa buia... ma come si fa? La tregua sarà un pranzo, una serie di coincidenze che quasi penso mi conosca, anche se non lo dice. Eh già. Stesso spirito canzonatorio e "sferzante ironia". Una bella mattinata di risate ci ha fatto passare con il suo compagno di viaggio... beh visto che abbiamo anche qualche amico in comune, ha indovinato il mio nome e capisce le mie battute, sarà forse quel gemello separato alla nascita? Prima o poi mi copierà anche la storia del brucaliffo, di sicuro!
Ma le strade poi si separano, è come se anticipasse tutto di un po', saprò però da quel momento in poi di ogni suo spostamento. Invece noi, motorini sotto le chiappe e canzoni a squarciagola, si va a percorrere i sentieri dei Camini delle Fate, un paesaggio lunare, fatto di grotte scavate nella roccia, pietrificato e stregato come in una favola. La Cappadocia.
Ci saranno altri incontri, altre chiacchiere, gente di tutte le nazionalità e di tutte le età che avrà voglia di raccontarci la sua storia. Un tipo dal cuore buono, a cavallo con cane a seguito, che vorrà fare gara di volo senza paracadute, pronto a mettere in gioco la vita mia e la sua, un uomo di un'altra epoca che, in una foto sbiadita di fine anni '70, baciava una biondissima tedesca per le strade di Istanbul, il nostro amico Mattias, i dolcissimi Elena e Matteo, i francesi emblema di un silenzioso amore premuroso. Tutti i dipendenti del Sultan Hostel (che il mio nome significa mamma in turco), i noleggiatori di scooter ecc ecc... sono queste persone che hanno reso indimenticabile questa storia.

venerdì 3 settembre 2010

Il nostro ricordo in comune, anche se in differita...

C'è chi dice che i tramonti sono tutti stupendi e che quindi le foto al tramonto sono belle ma tutte uguali, e non hanno merito perchè sono facili! Si vede che non si è ancora visto Pamukkale!
Un paradiso di bianchissimo travertino che si fa rosa quando il sole arrossisce timido e va a nascondersi dietro la montagna.
Le istruzioni di un m&m's mai arrivato, dicevano che bisognava immergersi al mattino per farsi idromassaggiare dalle acque termali (possibilmente con Mattias che fa da diga), passeggiare di pomeriggio per le rovine (che poi alla fine le pietre, so' pietre), e aspettare il crepuscolo per entrare nelle vaschette, quelle più in alto e godersi il panorama, in silenzio, distesi nell'acqua calda.

Ma com'è che il ghiaccio brucia?

Mi sentivo pronta, ero sicura che potevo togliere le rotelle!
Mio padre, da dietro, mi dà l'ultima spinta e poi sono finalmente pronta a prendere il volo, da sola, indipendente, libera e felice.
Per qualche metro mi sembra di volare, vado sorridente nel vento!!! Ce l'ho fatta! Sono grande!
Poi è un attimo: stesa per terra, lui sopra di me, quel rigagnolo caldo che mi scorre sullo stinco, e il ginocchio sbucciato. Guardo l'amica, con la faccia da uffa, lei sorride e con l'altra si adopera con garze e cerottini... "le rotaie?" dicono tutti "un classico!". Anche il piccolo Sospiro, con i suoi occhioni dolci, dal basso mi guarda e mi chiede "ma il casco ce l'avevi?" e aggiunge che a lui è già successo due volte!
Ma secondo me, lo dicono solo per farmi ridere!

lunedì 30 agosto 2010

Sono quasi sicura di aver visto il brucaliffo!

Il famoso profumo del tabacco alla mela delle vie di Istanbul è una soffice nuvoletta che avvolge i nostri momenti di pausa. Mi piace prendere le abitudini del posto, soprattutto se son vizi e stravizi. Qui lo fanno tutti, uomini e donne, con e senza velo, che tante ce ne sono di tutti i tipi.
Alla fine, anche chi si illude di essere un viaggiatore, si concede spazi da turista, magari cercando di somigliare ai local, e di andare nei posti frequentati dai local.
Quindi il narghilè è tra le prime esperienze: inspirare dolcemente quel sapore delicato per poi sbuffare sui cuscini, dispensando indicazioni sui percorsi da seguire. Manco fossi blu e con mille piedi.
Poi il caffè turco, difficile da accettare al primo sorso, ma poi diventa un piacevole liquido denso. Ruoto la tazzina ogni volta che lo finisco, per interpretare qualcosa tra quei calanchi disegnati dal caffè, ma ci leggo solo che ho ancora strada da fare.
E poi cercavo lui, quasi affranta nelle ore finali del viaggio, perchè stavo partendo senza averlo trovato.
Ma il caso ha voluto, quando ormai non ci speravo più, che fosse il mio ultimo regalo: una musica, mi volto. Lo vedo, con il suo mantello nero, salire sul pulpito a testa bassa, dimesso. Apre le braccia e scopre il candido bianco della veste, mani incrociate sul petto, aspetta la nota giusta. Scendono le braccia per risalire larghe sopra la testa e inizia questa vorticosa danza, il derviscio inizia a girare su se stesso con una ruota di gonna che farebbe invidia alla più vanitosa delle bambine. La musica stordisce e incanta, il movimento ti strega per portarti momentaneamente in un'altra dimensione. Chiudo solo un attimo gli occhi e la testa gira più a me che a lui. Danzare ha sempre qualcosa di magico!

domenica 29 agosto 2010

Non fanno zzzzzz

Mi sa che avevo capito male. Non sono quegli insetti fastidiosi, c'è una ee! Ah ecco.
Mai stata prima in un Paese musulmano, mai ascoltato la voce megafonata e ipnotica di un muezzin. Solo al Tg, quando Lilli girava per il mondo. Non so cosa ci sia dentro, che fanno lì.
Tutto quello che uno si immagina, prima o poi fa i conti con la realtà. Arriva anche per me il momento. Non mi pare ci sia aria di cospirazione, c'è molta tranquillità, e qualche spiraglio di fresco, rifugio dal caldo afoso della città.
Ricordo, di quelle mastodontiche figure, solo il silenzio, la morbidezza dei tappeti su cui i piedi nudi camminano con rispetto.
Non ci sono fila di banchi, mi siedo per terra, in ginocchio, gambe piegate o allungate... solo che devo coprire le spalle! Poco male, sembrerò una madonnina bruna. Mi piace. Ci sono vetri colorati e corone di luce che quasi sfiorano le teste, non la mia, ma di quelli più alti sì.
Qualcuno prega, in disparte, mi estraneo e mi lascio assorbire da quella misticità che non mi appartiene. Il silenzio scandisce i minuti. Gli altri fedeli sono per strada, in ginocchio, è il mese del digiuno e non ci stano tutti dentro, ma i corridoi dei bazar diventano altrettanto sacri in questi momenti, dove tutto si ferma.

venerdì 27 agosto 2010

Come Alice in quel paese

Mentre siedo sul sedile marchiato fs, le pupille sbattono impazzite, attente a non perdere i dettagli che la velocità, decisa dal tipo della prima carrozza, vuol far scappare. Dentro, mi sento ordinata come un cimitero bianco.
Ecco, ho letto che la gente si addormenta in aereo prima del decollo per esorcizzare la paura. Io mi addormento quasi sempre, ma volare è un'abitudine che mia madre, isolana, mi ha inculcato a 20 giorni dalla mia nascita. Non credo di aver paura. Una volta preso il mio posto, mi allineo come le lapidi, e mi rilasso. Sì, direi che è più questo il motivo.
Devo sbarcare in questa terra in cui sventolano una luna e una stella su un drappo cruento, quella terra abitata da gente che emigra in Germania. Già, io i turchi, quelli dei detti "mamma li turchi" e "fumi come un turco", li avevo conosciuti mentre facevo il militare, ed erano quelli che rinomatamente andavano in giro ad attaccar briga. E anche quelli che mi hanno fatto assaggiare il primo Kebab. Mi sono ricreduta ancora prima di scendere dalla scaletta! Splendidi, gentili e divertentissimi questi ottomani!
Ci accoglie il tramonto sul Bosforo, visto da un traghetto, una luce rosa su uno skyline irreale, fatto di appuntiti minareti, tondissime cupole e svettanti grattacieli. E il panino col pesce, grigliato su un barcone instabile. Uno degli inizi migliori che ci si poteva aspettare, per una vacanza che ha superato ogni aspettativa, un susseguirsi di eventi fortunati, sonore risate, coincidenze e conoscenze. Mi ero dimenticata quanto mi piacesse viaggiare, trovare posti che gli occhi non riconoscono, che non assomigliano a niente di noto, l'emozione delle novità da toccare, sentire, ascoltare. Ricordi anche tu quella luce negli occhi? È arrivata la catarsi, una necessaria evasione, un completo liberarsi di pensieri, l'estraniamento dai bisogni. Mi rigenero nel corpo e nello spirito!
Me lo diceva Marchì che me movo bè!

sabato 14 agosto 2010

È tempo di ricominciare...

Ci sono due personaggi, che poi qualcuno dice siano una cosa unica.
Ci sono il bambino e l'adulto. Il primo vuole solo ridere, scherzare, prendersi poco sul serio, spontaneo, non ama routine e convenzioni. Adora ballare. Stupido. Il secondo è serio e razionale, ama la solitudine e la riflessione, passa ore a crucciarsi su quello che va alla rovescia. Ama ascoltare le canzoni tristi.
Quale preferisci.

venerdì 13 agosto 2010

Il dosso

L'unico desiderio è morire dopo un pensiero buono, dopo aver detto qualcosa di bello a qualcuno, lasciando dietro di me un profumo alle rose.

Sentieri

lunedì 9 agosto 2010

Appena te ne vai, olocausto di tutti i poeti

Nessuno ha creduto che Totti stesse salutando proprio me quel giorno allo stadio.
Nessuno crederà, anche io a dire il vero qualche dubbio ce l'ho, a questa storia appena successa, ma io ne porto addosso ancora gli odori.
Non so se l'immagine di una ballerina ha intrigato quella mente già alterata dal rum, ma me lo sono trovata vicina, mentre intorno si faceva vuoto. Lui che esce dagli schermi di youtube e dalle copertine dei miei CD consumati per il troppo ascolto e si fa carne (poca) e ossa.
Rimaniamo noi due e un solo due ruote, mette il cappuccio della felpa come casco e cavalchiamo l'asfalto. Ha
sempre avuto paura di moto e motorini, però adesso lo sento ridere. Io fingo che sia una situazione normale, ma mi vergogno un po' e mento per quella che invece è la mia di paura.
A destinazione, veniamo subito accerchiati, ma lui non si sposta da dove è seduto, dietro di me, e si fa di nuovo vuoto. Poi mi rilasso, penso che saprò cavarmela.
Il suo viso, con quegli occhi piccoli, appoggiato sulla mia spalla, potevo vederlo solo dallo specchietto. Le sue braccia e le sue gambe avvinghiate mentre io reggevo me, lui e il motorino.
Mi parlava e raccontava, condendo tutto con quel senso dell'umorismo che, come dice Michela, è molto simile al mio. Quelle battute idiote che pensavo piacessero solo a me. Cantiamo Battisti, ma lui stona più di me. Poi si accorge che ho detto una bugia, non può essere minorenne una ragazza che canta Sergio Endrigo. Infatti no, confesso e questa canzone ci piace tanto a tutti e due.
Però è bello prendersi così poco sul serio, forse avrebbe bisogno di un'organizzatrice più brava, l'hotel Rosa non gli fa onore, le sue barzellette possono essere migliorate, le traduzioni in spagnolo non sono esatte. Io gli confesso che qualcuno lo ha paragonato a Biagio Antonacci, ma come? anche sua madre???
Caro Dente, vorrei essere la tua gengiva per tutta la vita, ma qui il cielo si fa chiaro, è mattina e io non posso restare. Scendi dal mio destriero, fossi stata più lucida, forse ti avrei rapito! Ma sto bene così e la 314 non è stanza per me!
Porto con me il tuo ciuffo, la scaletta rubata e poi autografata, ché Danco mi ha insegnato l'importanza del feticcio, e la sensazione che allora mi emoziono ancora! Torna presto!

venerdì 6 agosto 2010

Capolavoro

Esisto un po' di più

Un attimo, è stato un attimo vedere tutte quelle immagini scorrere in una slide impazzita. Mi sono vista come un rettangolo nero, bellissima sotto una coperta che nasconde fianchi e un sedere da mordere. Mi sono vista felice, sorridente, contenta per mille, semplici, piccole cose. Ho sentito un profumo, i polpastrelli hanno sfiorato. Sono stata una papera in riva al mare. Sono stata la grazia.
Il respiro mi ha abbandonato perchè quelle bellissime parole sussurrate, che cercano di ravvivare la luce, hanno trovato solo una candela fioca che non riesco a far brillare, anche se è tutto così vicino.
Mi rimane quel profumo di serenità che non lascia spazio neanche al più gentile dei raggi di sole!

giovedì 5 agosto 2010

venerdì 30 luglio 2010

Niente lasagne per Mirò!

Ti scorgo tra due spalle, due spalle di due uomini diversi, in giacca.
Le canne dell'organo toccano le corde della sensibilità. Mi si piegano le ginocchia, si spezza la posizione eretta, senza volerlo.
Una testa si sporge verso te, che dispensi carezze a quella che ho visto solo bambina e che ora non lo è più.
Ti vivevo, vivevo tutta la tua famiglia, anche lei, la nostra dolce sarta, quella rosa! Le case ci accoglievano per pomeriggi lunghissimi, sparse sui pavimenti in audaci tentativi di coreografie! Un gioco.
Ci siamo ancora tutte, nonostante ognuna per la propria strada, per le proprie strade, noi ci troviamo qui, ad omaggiare un angelo, come quando a 8 anni trovavi le uniche parole che non saprei ripetere!

mercoledì 21 luglio 2010

Ho lasciato il cuore in quella valle!

Doveva essere un pomeriggio di letture, silenzi e tranquillità, invece mi sono irreversibilmente innamorata.

Sembrava una di quelle giornate di Maestrale in Sardegna, cielo e mare agitati da minacce latenti. Mi piace molto questa greve levità. Ero pronta a momenti quasi spirituali, riflettendo, un po' abbattuta, su quanto sia rara la classe, sulla mancanza di stile, su quanta poca delicatezza ancora una volta.

Invece, appena arrivo, cambia tutto. Nuda in un attimo, mi ritrovo ad essere sballottata da una parte all'altra, scossa dalle urla che avvertono dell’arrivo di quella perfetta. Mi rotolo e mi graffio senza dolore, le ossa, messe alla prova, perdono quasi sempre, ma è più divertente che preoccupante. Ho il sacchetto pieno, anche dentro le orecchie ne troverò alcuni, qualche livido e segni sulle gambe, eppure corro come una bambina, instancabile.

Una circonferenza di esperti giocatori di sushi sempre più larga, polsi gonfi e dita storte, ma sedersi non è possibile, un’energia che pensavo non avrei trovato oggi.

Poi lui. L’uomo con due anime e un sesso, mi sorride e si offre di farmi fare le acrobazie, neanche mi conoscesse da sempre, capisce subito che ho voglia di farlo, stufa del solito aereo. In piedi a testa in giù, lui la mia base, avvinghiati in una tensione di muscoli asciutti, in ogni come, tra i sorrisi maliziosi del pubblico. Uno zingaro felice, un professionista dell'equilibrismo, non ne ricordo il nome. Partiamo presto, lasciamo tutto, faremo l’amore ogni notte in una città diversa, dentro le pareti del suo camper, mi insegnerà a volare senza rete, saremo il pezzo forte del tendone, ci ubriacheremo sotto le stelle di Copenhagen, cresceremo bambini con i piedi scalzi.

Mi sono lasciata rapire, come nei pensieri adolescenziali, per evadere per un po' nella non realtà, ma sono dovuta scendere dalla luna, tornare sulla terra, immaginando di essere in una terza dimensione ancora... solo per fare qualche addominale prima, sai, la pancetta... fortuna che è sexy!