venerdì 14 maggio 2010

Ce l'hai la mamma? Mandaci mammeta!

Vorrei avere per tutta la vita il coraggio del professor Colapietra. Lui ha capito che quando ti prendono sei finito. Se non ti attacchi con tutto te stesso alla tua dignità, alla tua capacità cerebrale, alla tua coscienza, sarai facile vittima e preda.

Si potevano sentire l'odore dei calcinacci e dei vecchi volumi impolverati, tra le pieghe del suo viso scavato. Affascinante.

Ma di fascino non se ne trova altro in questo avanzare di celluloide.

Si ascolta con amarezza, ci si stupisce ancora, ci si commuove con le testimonianze e ci si arrabbia, ti arrabbi assssaieeeee, veramente.

Inutile parlare di lui, e sperare in un post-lui... la sua grande opera di annullamento è già compiuta. La Sabina è intelligente, non ce lo nasconde: parlano le persone che si considerano miracolate, anche se da un dio non ufficiale. Parlano molto e parlano spesso, vittime di una propaganda insistente. Qualche scena dopo però tutto si rilegge con altri occhi. Il montaggio non è un trucco, ma aiuta a riflettere.

L'ignoranza mi ha sempre fatto paura. Cosa sono le emergenze e cosa sono i grandi eventi? Finché non sai, tutto è plausibile. Cosa è un ente preposto alla protezione che si occupa invece, spendendo i milioni dei cittadini, di grandi opere pubbliche sportive e religiose che non hanno nulla di imprevisto e niente dell'emergenza? Una SpA, giusto. Solo quello poteva essere la protezione civile con l'avvento del Guido, che sereno se ne va a braccetto tra Joseph e Silvio. L'inizio dello spreco sfacciato che non necessita di giustificazioni, della corruzione, della faccia pulita con dietro un mare di pattumiera. Napoli, La Maddalena, Loreto ecc... lui è ovunque e tutti gli altri dietro. Ministro commosso! Ma fammi il piacere!

In questo scenario, le testimonianze di chi c’era. Le voci. I volti. La nonnina che rifiuta l’ospizio e invita gentilmente quelli della protezione civile a portarci la loro di madre. I pareri di chi vede, in quelle tendopoli, non un luogo di accoglienza, ma un test, un test di annientamento dei diritti. Perché con le persone in difficoltà, puoi usare il pugno duro. Rinchiuse lì dentro, puoi verificare quanto si può osare, impedendo alle persone di bere eccitanti (non solo alcol ma anche caffè e coca cola), facendo sentire costantemente la presenza militare che controlla ogni movimento. Inventando ordinanze che non esistono, ma che vietano la distribuzione di volantini, che vietano assemblee e telecamere. Tutto è militarizzato nei campi, dalle figure che vi comandano alle regole da seguire, alle reti di recinzione per proteggere dai ladri... che c'avranno da rubare in una tendopoli?? Gli Aquilani, anche quelli felici della loro New Town, ricca forse di agi mai avuti prima, si accorgeranno che non è la casa che gli hanno cambiato, ma la vita stessa. Non più il negozio, ma il centro commerciale. Non più la comunità, ma individui isolati... a prezzo di nuove distese di cemento. Tutto il "vecchio", che è la nostra storia, è da buttare. Rubata la memoria, rubata la vita, il loro lavoro è fatto.

Poi ci sono quelli arrabbiati, che non si fanno toccare, non hanno paura e conoscono i loro diritti, o forse non hanno niente da perdere. Mi consola un pochino, mi riempie di orgoglio e di voglia di emulazione.

Trema l'Italia e tremo io che vorrei scrivere ancora, ma vi lascio al film! Andate a vedere Draquila che non è un dipinto malfamante dell'Italia, ma un racconto di sofferenze e umiliazioni, inferte non certo dai vari Guzzanti, Saviano (a questo punto pure Mourinho) ecc... ma dalle malefatte di chi in questo paese manda e comanda.

Il coraggio di un finale non lieto, lascia quell'amaro che serve a non scordare fuori della sala. La grande illusione è che tutto ciò che è vuoto e fasullo non possa durare. Non è vero. DURA.

giovedì 13 maggio 2010

Questioni di emergenza

Ci vado con lei di nuovo, che mi aveva portato un'altra volta pure, e mi aveva fatto piangere. Ci vado con lei e l'altra. La prima li vuole portare in scena, vuole conoscerne la storia e parlare di loro. Il muro è alto più di me e lei e l'altra messe insieme, ma c'ha la testa dura quella piccoletta e lo farà.
Sono seduta vicino a un pancione. Bella.
Per adesso è lui che parla di loro. Lui che con quei signori con il berretto in testa e con quelle signore coperte ha spostato la polvere delle strade di una terra segnata da oppio e guerra. Mi piace ascoltarlo raccontare, anche se non da subito. In generale mi piace ascoltare le persone che sanno parlare e che non lo fanno per sentito dire.
Gli inglesi che sono i cattivi della guerra, non come gli americani chiusi in un elicottero o in un carroarmato. Le donne che entrano in ospedale dismettendo i loro lunghi abiti per lasciar posto a una laicità professionale. La curiosità di chi è così lontano da noi. Una popolazione con età media di 45 anni, di cui una grossa fetta non ha conosciuto altro che guerra.
E quella E che tutti salutano con gioia.
Poi i soliti dubbi e i pareri discordanti tra chi lavora a servizio di alcuni e chi invece viene pagato da altri. Boh, è sempre complicato capire come stanno davvero le cose, i veri buoni non esistono mai, ma a Gino qualcuno dedica l'onorificenza di larice. Speriamo almeno in lui.

Spiega meglio un caffè al sole...

lentisco
[len-tì-sco]
o
lentischio
s.m. (pl. -schi)
BOT Arbusto sempreverde della famiglia delle Anacardiacee (Pistacia lentiscus) tipico delle zone mediterranee, dai cui frutti a drupa rossi o neri si estrae un olio aromatico usato nell'industria.

Fonte: Grande Dizionario Italiano

di Gabrielli Aldo

Editore Hoepli

mercoledì 12 maggio 2010

Ho sognato di essere uno scrittore.

"Mi ha guardato come il sentiero che s'illumina d'incanto, mi ha guardato come il bambino divertito dagli schizzi d'acqua. Così mi ha guardato ed è stata la rivoluzione di me stesso. Tutta l'incredulità del mondo ci cascava addosso senza pudore. E quelle vampate nella coperta della tenerezza, ma non valevano più della vita stessa?
Sentire le proprie spalle accarezzate dalla mano libera. Ma dove stavamo? Sospesi e galleggianti nell'istante. Abbiamo vagato in coppia come i barboni all'angolo della strada, alla ricerca non del Tavernello, ma dell'istante e degli istanti amabili. Ma come è stato bello, il tempo in cui l'ingenuità era una risorsa e l'ignoranza un concentrato di saperi.
Estaticamente assuefatti a quell'idea di unicità, di insostituibilità che non ci ha reso unici, dal momento che nessuno è unico, ma insostituibili sì."
P. S. scrittore, regista.

martedì 11 maggio 2010

Un pensiero che di notte ti tiene seduta sul letto

Una fanciulla ad un tratto si ricorda
o di lei si ricorda forse il cielo
che nel grembo fioriscono le rose
[...]
Questo mistero lo capisce
soltanto la natura che tace
e che sorride come il vento.

"Il dono" - A. Merini

Stamo a rimanè schiacciati!

È lui che me lo ricorda ogni tanto, nella sua tragicità mi fa immensamente ridere. Sei uscito finalmente. Auguri! Anche se tutto poteva succedere uguale a casa. Tutto come previsto, qualcuno fuma, qualcuno non fuma, qualcuno balla, qualcuno non balla, qualcuno parla, qualcuno sta zitto, qualcuno beve, qualcuno non beve. Solo ci saremmo risparmiati tipi impazziti e spavaldi dal petto in fuori. Ma chissà cosa si immaginava? Che gli avranno mai raccontato? Tu cosa cavolo ridi? Ti ha fatto ridere la scena? Seduti in disparte, Morettiani, mi calmo, guardando da fuori senza commentare.

giovedì 6 maggio 2010

Perchè ferire?

Che amarezza aver affidato a te le gioie e le preoccupazioni che hanno invaso quella giornata, aver scelto te, proprio te, per raccontare il tumulto di questo vento di cambiamento. Se avessi saputo che questa era la tua risposta al mio entusiasmo!?
Bene, scusa se il cellulare dopo una lunga chiacchierata mi diceva che c'eri... è così che mi è venuto in mente, mi sembrava una buona idea, istintiva. Ma forse avrei dovuto cancellare subito quelle parole, così da non costringerti ad alzarti! Ma davvero lo pensi? (sospiro) Ecco che tutta la buona volontà che ci metto per avere un dialogo civile, tra persone che cercano nuovi modi di essere, svanisce. Forse non hai ancora capito come la vedo. Ed io sicuramente non capisco te. Eppure avresti potuto non assecondare il mio bisogno di passi, oggi non avresti avuto un'altra arma d'offesa.
Sono stata in una casa per consolare un amico, ma ce n'erano due che avevano bisogno di sfogare delusioni. Terapia d'urto, sofferenze e dubbi. Uno bestemmia, ma è solo il suo modo aggressivo di sciogliere la sua sensibilità ferita. S'interroga sul suo animo buono, sta male anche se non lo dice e mi dispiace vederlo così. Ha bisogno di riflettere e star solo. L'altro lucidamente analizza la sua situazione, di nuovo valigia in mano, ma non si arrende. Penso sia pazzo, forse è solo innamorato. Sono qui, ditemi tutto. Toccate le pieghe più profonde del dolore, fingendo che non facciano male. Assorbo tutto. Ascolto. Ma lasciatemi zitta!

La qualità della vita di Paolo

Un po' di gente non qualunque ha detto di aver pianto
una ci è rimasta male a un certo punto
una ha usato l'aggettivo: coraggioso
uno ha detto: 7 e mezzo
una ha detto che non ci ha capito niente
una che uno dei personaggi sembra disegnato
una di scriverne un altro presto
uno ha detto che così è meglio di quando era manoscritto
e uno ha offerto da bere all'autore
uno ha detto così così
uno che ha un buon incipit
uno che scorre via, è scritto in maniera scarna e lo consiglia, è intimo e anche critico con i nostri tempi
una ha detto: ma i capitoli....
uno che si vede in effetti che all'autore piacciono i fumetti
una che pare poesia

una che proprio le piace, e anche altre cose
una che ce l'ha sul comodino

avevo la copertina gialla, sta diventando rossa
ma mi piace

Il Libro

http://pamarasca.wordpress.com/

mercoledì 5 maggio 2010

È l'estate del 1994

Mi burlavo della legge io, preferivo liberare i capelli al vento. Spensierata ed incosciente, l'alta velocità non era comunque possibile! Le mete erano sempre a portata di mano in genere. Tranne quella volta che si vedeva solo nero, davanti, dietro, di lato! Ma c'erano Lavinia, che bene o male teneva il mio passo, e Molli che invece ci lasciava indietro, lei aveva Hello Kitty, era più facile per lei!
Ma quanti scherzi mi faceva, non tollerava la pioggia! E quante volte cercava la discesa per sforzarsi il meno possibile! Beveva dal biberon perchè era rimasto piccolo ed imboccarlo, quando i tempi andavano avanti, diventava sempre più difficile. Gli altri avevano i tasti, io e Lavi solo i pedali. Che gran senso di libertà però, schivare i birilli, salire sui marciapiedi, arrivare prima, con la borsetta nuova e le mollettine tra i capelli. Principessa nel mondo delle fate. Vanitosa ed emozionata se mentre scendevo c'era quello che mi piaceva.
Adesso lui vive nell'isola, con il cuore ancora attaccato alla catena. Si godrà la sua pensione lì un giorno, all'ombra del lentischio.
Invece il nuovo è il più amato dalle adolescenti, giovane e aitante anche se poco scattante, riceve occhi ammiccanti da ogni passante... ma lui ha scelto me! Mi manca solo qualche adesivo young e poi al semaforo mi chiederanno "ma tu che scuola fai?!!"

giovedì 29 aprile 2010

La serata in cadillac

Avevo richiesto una serata da giacca di pelle di serpente, (la fede nella libertà personale) e da tipi che scendono dalla macchina senza aprire lo sportello. Promessa mantenuta: l'aria tra i capelli me li spettina, ma mi stanno meglio sciolti e quasi quasi tento un taglio anni '80, di quelli asimmetrici.

Un bel viaggetto fino alla spiaggia. Penso ci sia dell'artificio, invece è solo la luna a rischiarare così, da nascondere anche le stelle. Una luna gigante in un cielo sereno. E sale, senza nascondersi dietro al monte. Una birretta, il silenzio, la pipì in faccia alla luna, di nuovo lei, e un desiderio.

Chiudere tutto in una mano.

Questi tipi mi ricordano il vecchio Elvis... un pezzo di storia, geniale questo film! Forniscimi un pretesto!

mercoledì 28 aprile 2010

Italians did it better

Il sondaggio dice che gli italiani sono gli europei più ignoranti in materia di sesso. Squallidi argomenti da chiacchiericcio in radio? Non è importante, lo psicologo e il suo compagno non amano il pettegolezzo e più interessante è il quadro di insoddisfazione che ne esce.
Fioccano le telefonate per rispondere a questa invadente indagine, chi per avallarla chi per smentirla. Le donne soprattutto chiamano e lamentano il fatto che gli uomini non conoscono il loro corpo. Non hanno tempo e voglia di esplorarlo, di capirlo in tutte le sue infinite potenzialità, neanche immaginano cosa può fare.
Il sesso è un gioco e, perché sia divertente, va giocato più che eseguito. Il lento scorrere del tempo, le mani attente, i massaggi, le linee, la scoperta delle imperfezioni che rendono unico ogni essere, il calore, l’olfatto, il rispetto, la distensione e la contrazione della massa muscolare, fanno parte di una danza musicata da uno Chopin senza precedenti. Senza ingredienti invece è un dj di musica commerciale a far da colonna sonora. Fai tu!
(Lo devo scrivere questo romanzo, se pure la radio me ne fa parlare!)
Mi ricordo, anni fa, di un tipo che mi introduceva ai misteri tantrici. Non sono tecniche da imparare e applicare. È una sintonia di corpi che deve partire dall’anima dei due amanti.
Si parlava di sesso, attenzione, non di romanticismo o sentimenti, di sesso. Scoprire che la femmina non è solo un pertugio può essere incredibile, anche per quegli uomini che si ritengono divinità a letto, circondati dal loro mediocre harem di donne distratte.
In quest’inizio di secolo ho visto l’alcova mutare di significato, ogni volta assumere significati nuovi, per poi aver sempre meno significato.
Un dejà-vu di un risveglio che segue a una notte di lenzuola stropicciate. Mi ritrovo in un immenso acquario, dove un gruppetto di squali si allontana allegramente. Sorrido a vederli prendere il largo. Poi però qualcuno toglie il tappo e la vasca si svuota, lasciando solo qualche alga appiccicata sui bordi. Qual è il senso di questa immagine?

lunedì 26 aprile 2010

Siamo i ribelli della montagna...


Io ne ho approfittato per iniziare la stagione dei piedi scalzi, subito neri e anche un po' verdi. In orizzontale a guardare il celeste, interrotto solo da svolazzanti rombi di carta colorata. Cercarne l'origine, significa trovare nani, colorati anche loro, che si ingegnano per volare più in alto di tutti. Speriamo che la mia piccola Diana non abbia fatto capricci.
Poco più in là, tra il verde, il ritmo di percussioni con l'intero hotel house a far tremare la terra di vibrazioni positive.
Io ne portavo già molte con me da un fine settimana intenso, ma quella è un'altra storia.
Gli amici sul palco, i racconti e i ricordi. Voi che, spaventati, vi affrettate a far riforme, non dimenticateli.
In tutto il calmo frastuono dei festeggiamenti, un pensiero è volato ai nonni di oggi, protagonisti di ieri, ma anche alle nonne (http://archiviocaltari.wordpress.com/2010/04/25/partigiane-la-resistenza-taciuta/) che hanno resistito per dare un futuro alle giovani donzelle!
Da una festa all'altra, la stessa di un anno fa, la prima giornata di sole in campagna, se n'è andata, bella... ciao!

venerdì 23 aprile 2010

Il Santo catalano dell'amicizia!

Nel giorno di San Jordi, un pensiero ai miei amici, vicini e lontani, che ogni giorno aggiungono valore e freschezza alla mia piccola vita!

La tradizione catalana vuole che in questo giorno ci si scambi una rosa e un libro. Il libro agli amici, la rosa alle amiche. Ancora la vedo la rambla profumata di pagine.

Io dedico Gaber a tutte le persone che almeno una volta ho sentito di poter definire "cosa", sentendomi tanto più imbarazzata quanto più belle erano loro.

Perchè non voglio essere una scorza di uomo.

giovedì 22 aprile 2010

mercoledì 21 aprile 2010

Questo invece mi piace!

Inizia bene la giornata, manca solo un pranzetto da Giorgio!

lunedì 19 aprile 2010

I miei quadri saranno esposti in tutto il mondo

Avrei visto occhi espressivi capaci di congelare, anche se solo appena tracciati. Avrei camminato in sale dal percorso guidato, cullata dalle note di Mahler, avrei passeggiato sui viali in bianco e nero nell’epoca del valzer e dei caffè letterari viennesi, chiacchierando con artisti dell’inizio del secolo (scorso). Mi avrebbero raccontato di una donna vivace, causa della pazzia di molti uomini del tempo, incapace alla stabilità, votata all’eterna ricerca di nuovi stimoli, sempre incuriosita da personaggi interessanti, pronti a sostituire il già passato.
Avrei fissato le pareti, contorni netti e definiti, fondi scuri, unica luce: un’arancia. E il rosso e l’arancione di capelli e giarrettiere, le fonti luminose e gli erotici momenti di corpi che imparano a conoscersi. Una sorella. Materie nude, stese, accovacciate, in ginocchio. Mi avrebbe trattenuto l’immagine di un uomo, abbandonato su un divano, svestito. L’atteggiamento calmo e disinvolto, il membro rilassato, come dopo un amplesso, morbidamente abbandonato su un lato, quando non c’è più tensione, né desiderio. È bello visto così. Mi fa pensare ad un attimo d'intimità.

Avrei vissuto tutto questo per sentirmi rigenerata dall’estetica e dall’emozione che non sono più capace di trasmettere ed esternare, assuefatta alla timida e passiva condizione di apparente (?) menefreghismo e freddezza.

Ciascuno deve sopportare il proprio destino, vivendo o morendo. Siamo diventati duri e impavidi. La guerra è finita e io devo andare.

venerdì 16 aprile 2010

Avrei delle cose da dire, ma è l'Arte l'unica soluzione!

Mi dice, chi mi legge, che si sorprende a scoprirmi calda come un pomodorino piccante, nuda, priva di quella barriera di ghiaccio che si solidifica quando non so bene dove sono. Forse è davvero qui, in queste pagine, che si materializza la mia sincerità, forse è solo qui che disegno una verità, anche se tutta mia e spesso incomprensibile. Sono i miei momenti, quando mi trovo da sola con la tastiera, magari con qualche appunto preso mentre vago per un mondo, anche questo mio.

Mi sono accorta che i miei pensieri mi precedono, e li ritrovo già scritti. Ed è noia!

Perché non mi piace quello e neanche quell'altro, quello mi fa storcere il naso, quell’altro mi stufa! Devo riuscire a smettere, di sicuro c’è una clinica per quelli come me.

Non scrivo più neanche alla combriccola del presidente perché ogni volta è polemica. No, che posso fare se nella celluloide e nelle immagini troppo nitide del digitale di oggi trovo sempre qualcosa che mi fa sbuffare?

Mi rifugio nei classici e nella natura, quelli non peccano mai, o quasi! Ma di sicuro mi fanno sorridere. Forse mi faccio solo troppe domande e mi tedio con le risposte!

Non credo comunque dipenda solo da me, perchè nella bellezza vera, so ritrovare la pace e il piacere.
Prefazione inutile, perché tanto è già scritto il sequel.

Eh sì, perchè scusa, non mi puoi parlare così di Sudafrica... o mi prendi in giro, o non c'hai capito una mazza! Come si fa a scrivere un film, dove il belloccio americano appare come il più magnanimo dei bianchi tra i neri? Come si fa a raccontare la storia di un Paese che ha vissuto gli anni dell'apartheid, come se questa condizione fosse sostanzialmente (in senso giuridico) superata? Sono passati 20 anni, dovresti sapere che non è cambiato di molto! Ma vacci in un posto, prima di raccontarlo! A parte le stomachevoli frasi da "capitano" che mi facevano rigirare nervosa sui cuscini tra le risate comprensive dei presenti, caro direttore, sei riuscito a dare questo unico messaggio: che bravi questi ragazzotti (bianchi) che stanno facendo qualcosa per quei poveretti (neri). Eh sì, guarda, sono proprio commossa!!!
Fortuna poi la barca che fa rock, mi ha risollevato l'umore!

martedì 13 aprile 2010

Alì, tra merli e rapaci

"Se la materia di cui sono impastate le tue membra è buona, se il tuo cuore e la tua mente sono saldi, allora i rovesci della sorte vanno accolti come ospiti di riguardo."

venerdì 9 aprile 2010

... e gli spiriti di Giulietta!

È minuscola, e non si scompone mai. Mentre riflette e cerca di capire, i grandi occhi accesi si muovono da una parte all’altra senza lasciar trasparire la tormenta.
E l’uragano sono i dubbi, le delusioni, le paure e le incertezze. Tuttavia sorride, rimane calma, gentile, sempre e con tutti. Zitta, che neanche il rumore dei suoi pensieri si sente, accetta tutto! Stringe solo per un attimo le ciglia quando i mostri le danno la caccia e le invadono gli spazi, ma non urla, non va in escandescenza, grida dentro, senza che gli altri se ne accorgano. Visi truccati, musiche estranianti, sonore risate da strega, colori accesi, cappelli stravaganti, luci e buio, tutto intorno è sovraccaricato di stimoli, esoterico, movimentato come solo il maestro sapeva raccontare: l'esatta immagine onirica della confusione nella quotidianità eccentrico-borghese.
In confronto a lei, seppur raffinatissima con i suo i guantini rossi, tutte le altre donne sembrano mastodontiche dive, bellissime, eleganti, sfacciate.
Lei invece vive per l’amore di un marito che è diventato fulcro e catena della sua vita. Pare non ci sia altro all’infuori di lui, pare sia a lui che deve tutto. Ma forse si sbaglia, se una notte, nel sonno, lui nomina un'altra. Forse è lui quella graticola su cui sta ardendo, da cui solo il nonno l’ha voluta liberare. Ma è lei la sola che può slegare per sempre le corde di quella bambina rimasta intrappolata in un mondo di suore, maestri, madri arpie, fobie e imposizioni che non le hanno mai concesso davvero la felicità.
Splendida la Giulietta di Federico mentre libera per sempre la sua vita dai fantasmi, bravissima ad interpretare quello che facilmente può essere stato il quadro della sua vita!

martedì 6 aprile 2010

Ammetto di...

Mi piacerebbe fare una doccia calda...

Dici che basta girare la rotella dell'acqua da zero a qualche grado in più?? ... ah (silenzio, rossore, mano sulla fronte!)

Scusa... Va bè dai, stai proprio qui sotto, ci siamo fatti due risate, no?

...aver fatto la figura della donna imbranata vs tecnologia!! Io le prendo sempre in giro le tipe tonte, quindi oggi mi metto da sola alla gogna, solo per quel sorriso compassionevole del ragazzotto che oggi ha allietato il mio pranzo, dicendomi ripetutamente "non fa niente!"

Avrà pensato che l'ho richiamato per qualche subdolo intento??

Di sicuro è mio padre che ha manomesso tutto... o forse io??

Eh, che devo fare? sono distratta... e poi è scomparso l'amico che una volta mi aggiustava casa!!

giovedì 1 aprile 2010

Come se fosse davvero la mia

Io ho finito i nonni qualche tempo fa, e comunque anche quando li avevo ancora, non erano qui con me. Non ci sono cresciuta, né ci andavo a pranzo quando i miei lavoravano, né ho dormito a casa loro quando papà e mamma volevano fare all'amore tutto il giorno.

Non ho quella nonna che fa lo stinco con le cipolle più buono del mondo, né quella che quando viaggia si appunta le belle frasi su un quaderno per fartele poi leggere. Non ho neanche quella nonna che, quando l'accompagni al cimitero, ti riempie la macchina dell'odore di naftalina del suo cappotto. Le mie nonne sono sempre state lontane, anche se solo geograficamente, e me le potevo strapazzare solo d’estate.

Però io ho Maria. Maria non può essere mia nonna, perché non è mai stata mamma. Dice che la vita senza figli è un'esistenza a metà (non saprei dire se a ragione o no) e si rammarica per non averne avuti. Però ha l'età per essere nonna. 82 anni, fatti da poco! Una colomba per rallegrarle la giornata in quel suo anniversario, l'ennesimo trascorso da sola da quando è rimasta vedova, l'ha riempita di gratutudine. Dice che suo marito era il migliore uomo al mondo, che si sono tanto amati e che, per questo, la sua perdita ancora la fa star male.

Per il resto mi pare stia bene, le sue capacità cerebrali funzionano meglio delle mie. Quelle motorie un po' meno. Se la incontro, significa che arriverò a casa venti minuti più tardi, perché quei 30 metri di discesa, sono per lei come la più ardita delle salite.

Ma lei è così felice di raccontarmi tutto in quel breve ma lunghissimo tratto. E dice che sono il suo angelo... anche se è lei che prega per me. Anna, ti devi trovare una persona buona che ti voglia tanto bene, sempre.

È che Maria proprio non lo sa cosa mi passa per la testa!