lunedì 22 febbraio 2010

Piccoli e Grandi

Un uomo per me altissimo che finisce solo quando il mio collo è quasi completamente teso all'indietro e un ometto piccolissimo che finisce subito appena scosti la coperta!
Quello grande si contorce dall'emozione, il piccolo contorce solo le manine. Lui non sa cosa sia successo, non conosce il tempo e neanche lo spazio. Lui sta lì, dove e come tutti i piccoli del mondo dovrebbero stare.
Il grande ha lo sguardo di chi ha capito cosa dicono quelle gocce.
Ma qui non c'entra. Oggi è la sua festa, benvenuto Gabrielino!

giovedì 18 febbraio 2010

L'uomo del futuro

C’era una volta la Resistenza.
Io amavo Bube che si nascondeva nei boschi sotto una fitta coltre di nebbia, per lui avrei dato la vita. Conoscevo solo di nome Lupo, il temuto ma amato capo. Nessuno mi credeva, ma io osservavo il sentiero che i ragni scavano per posare il loro nido. Agnese era una cara amica, ma si è lasciata andare.

La Resistenza non è finita. Ieri Martina, senza parlare, mi ha raccontato di nuovo come era in quegli anni. Lo faceva solo con gli occhi e con qualche gesto di braccia, ma con la forza del coraggio. Ricordo che mia nonna Lucia non avrebbe mai potuto morire prima di finire il maglioncino per Martina, l’altra, la nipote in arrivo. Questa Martina, 8 anni appena, non poteva morire abbandonando un figlio non suo, verso cui sentiva la responsabilità di mamma. È questo che dà la forza di sopravvivere, trovare il motivo. Il padre di Martina non ne aveva più, evidentemente.

Guardando quei bambini che, rapidi e composti, ad ogni concitato comando, sapevano esattamente come mettersi al riparo, conservando ben stretta la preziosa tazza di latte, mi vengono in mente le Resistenze di oggi. I piccoletti sanno come recitare la loro parte, sanno che agli spazi di gioco spensierato dopo la messa, si alternerà una fuga alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Non protestano, non tentennano. Sanno.

Paolo non ci crede che l'educazione dei genitori influenzi la personalità del proprio figlio: è un terno al lotto. Può darsi. Un po' ci credo, un po' no. Voglio dire, chi mi ha generato ha messo del suo in questa piccola persona che sono. E anche io ho sognato di riuscirci!

Però poi nella vita, e soprattutto in certi periodi storici, in certi contesti, in certe società, i fattori esterni possono deviare il naturale corso di crescita.

Trasferendo quel profondo senso di ansia che ho respirato ieri sera, come dentro una claustrofobica Galleria, la prima immagine che mi viene in mente è la Palestina. Io non ci sono mai stata, l’ho solo letta sui giornali, ma ho ascoltato le parole di Giulia. Lei c’è stata. Io me la immagino così: ogni giorno regalato è una sfida con la morte, è una roulette, una sagra di crudeltà e di immagini che lederanno per sempre la memoria dell’uomo che, un giorno, verrà!

Non ho vissuto tutto questo invece, io. Ero seduta. In sala nessun effetto speciale, nessuna star di Hollywood, nessuna spettacolarizzazione, nessun protagonismo, un solo messaggio: resistere per non perdere la parola e il pensiero. Questo è il cinema che mi piace! Non scrivo recensioni, non faccio critica, non lo so fare. Solo mi rimangono impresse delle cose e ci penso. A volte è la trama, a volte è la tecnica. In tutto c'è storia, personale e non, di oggi... mi piace riconoscerla!

Per fortuna ieri sera c’era di nuovo l’ esperto con me, quello che sa sdrammatizzare e mi fa ridere di fronte alla banalità di aver riconosciuto in un disegno un bel paracadute. Del resto, io sono la_stupida. Bentornato!

Molti ti guarderebbero strano!

Con i prossimi andremo a cena, al cinema, a fare passeggiate al mare, a bere caffè, a teatro e a qualche bel concerto. Faremo viaggi interessanti, progetti e costruiremo case. Berremo vino seduti su un divano e ascolteremo buona musica. Sarà molto bello.

Ma non ci saranno lucciole, stupide su un prato di notte, cancelli, bende, pisolini al sole, trattori, tetti in silenzio e tutto quello per cui ci vogliono fantasia, semplicità e due spiriti infantili che servono per apprezzare, stupirsi e giocare con la vita.

Ho capito che è poesia.

martedì 16 febbraio 2010

Sarà anche grigio, ma è il mio...


Pare che per il Paradiso dovrò aspettare ancora un po', non mi ha preso con sè neanche stanotte e sono ancora su questa Terra, ma non si sa mai, può succedere da un momento all'altro!Intanto canto in testa a voce altissima di quello che farei se fossi in un paradiso grigio, ridendo come la prima volta che l'ho sentito 10 anni fa, tanto mi dicono sempre che sono un po' strana, e forse è soltanto perchè io penso... come piace a me!!

venerdì 12 febbraio 2010

Via del Campo, il mio Paradiso!

Cercando e supplicando il mio paradiso in una notte senza sonno, mi son venuti in mente la poesia e il maestro Fabrizio...

Queste le parole rimaste in circolo per tutto il giorno:

... lei ti guarda con un sorriso, non credevi che il paradiso fosse solo lì al primo piano!
... a vederla salir le scale fino a quando il balcone è chiuso!

... dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori!

giovedì 11 febbraio 2010

Sconcerto!

Un concerto sentito per telefono, una canzone, una tra così tante?! Davvero o un caso? In silenzio ascoltavo con il cuore che mi si faceva a polpetta! Anche alle streghe si scioglie la corazza per un attimo, immaginando il braccio teso che vuole condividere con me e che mi ricorda chi sono!
Poi è di nuovo una corsa verso altre mete. Un altro Concerto, solo perché l’Azzurro, non il principe, era chiuso! Meglio così, il Concerto è stato bello. Sarebbe piaciuto anche al mio amico, che secondo me ha un po’ una fissa per gli slavi, sarà da quando quest’estate è stato in vacanza in quei posti! E c’era di nuovo lei, quella con cui avevo empatizzato qualche cinema fa, al punto da imbarazzare il mio vicino! Qui mi piace meno la sua interpretazione ma anche stavolta mi sfiora la pazzia, con lo scorrere velocissimo delle dita su un violino immaginario, sovrapposto a quello reale, quello del flashforward. E nel profondo avrei voluto che il concerto non finisse mai. Ciajkovskij, l’orchestra e l’apice della sinfonia mi ricordano l’adolescenza, periodo in cui mi rifugiavo, per estraniarmi, nelle turbolente composizioni senza ritmo della classica. Ed era quello, insieme a divertite risate che non mancano di certo nella pellicola, che mi ci voleva oggi dopo un’altra immagine di mamma così tesa! Anche qui si inciampa in qualche stereotipo, ma lo faranno apposta questi registi? Il comunista deve essere per forza l’ateo che per un attimo dubita dell’esistenza di Dio? L’ebreo deve essere per forza così insistentemente affarista? Chi se ne importa! Volevo che quella musica continuasse ancora nelle mie orecchie.

mercoledì 10 febbraio 2010

Vi insegno io a frenare!!

Fermarsi un po' prima, a volte, sarebbe meglio!

martedì 9 febbraio 2010

Sempre nel mio periodo punk!

Sentita tornando a casa da danza... è che nella Y è difficile continuare ballare ma, nel periodo punk che sto rivivendo, ci stava proprio!!!! Bello ritrovare queste cassette in macchina e spanzarsi dalle risate!

lunedì 8 febbraio 2010

Bene Carmelo, Grazie Paolo!

Non posso vedere le lacrime delle ragazze
perché far piangere una ragazza
è più irreparabile che sposarla
perché le lacrime son tutta infanzia
perché le lacrime versate manifestano
semplicemente una pena così profonda
che tutti gli anni d'incallimento sociale
e ragionevolezza scoppiano e affogano
in quella fonte riaperta dell'infanzia
della creatura primitiva, incapace di male
Si fa tardi.
A domani i baci e le teorie..

Mi ci volevano una cena, il vino e due chiacchiere con un amico! Tu che mi fai leggere poesie, che mi illumini su quello che io non riesco a vedere e mi fai dimenticare per un attimo la scena di mamma, lenzuola bianche e pareti nude, pigiami e odori di corsia!

Bad for free... manco troppo!

serve rimanere seduti al proprio posto per non incorrere in desideri impropri giustamente non soddisfabili.
serve puntare una sveglia per non rimanere intrappolati in situazioni disdicevoli.
serve restare a casa, se non si ha il tempo di lasciar sfogare i pensieri.
serve affrontare e non rimandare.
serve eliminare quanto prima ridicole ed ingombranti presenze che non fanno più ridere.

venerdì 5 febbraio 2010

Odi et amo (seconda volta)

Confondo quello che mi succede dentro con quello che succede fuori.
Mi piace il sole che mi acceca dopo la curva salendo verso il santo pennuto, mi stordisce per un attimo, non vedo più niente, c'è quell'istante di rischio per le auto che mi vengono incontro, però il sole rischiara e dà piacere.
Mi piace vedere il muro, bagnato dal sole, che luccica della bava delle lumache.
Mi piace scoprire, al riflesso del sole, indecifrabili geroglifici lasciati sul parabrezza da vibrisse e zampette scomposte.
Mi piace pensare che, come dice Paolo, dov'è passato uno stregone, passerà un fatino.
Mi piace ricordare che diceva continuamente di amare il mio aspetto da callipigia.
Non mi piace invece ascoltare che il fiammifero è uscito dal paniere, come farà la piccola delle fiabe di Andersen a sopravvivere adesso?
Non mi piace la prevedibilità di una giornata.
Non mi piace leggere una storia che mi racconta che tutto è rotolato via di nuovo. Pensare che qualcuno le ha cancellato un sentiero in discesa, che io pensavo fosse già tracciato, facilmente percorribile. Invece è arrivata al punto in cui sono rimaste solo le strisciate della gomma, e si sente come Alice nel paese degli orrori, che vede la sua strada spazzata via... Mi dispiace non poterla abbracciare e sentir scivolare la sua delusione, la sua amarezza e tristezza sulle mie spalle, piccola mia! Tutto ci scorre a fianco, ma alcune cose restano, non dimenticare!
Anche lui, se ci penso, non mi fa più ridere, e mi dispiace, peccato!

martedì 2 febbraio 2010

Gesto d'amore

« La vista di questo palazzo provoca tristi sospiri e fa versare lacrime dagli occhi del sole e della luna. Questo edificio è stato costruito per mostrare, attraverso di esso, la gloria del Creatore » Shah JahanA domani! Con tutto il bene che ti voglio, "vagabonda" anche per me!! Io per ora resisto, ma se va come deve andare, ti raggiungo!!!!

domenica 31 gennaio 2010

I cavalieri della tavola rettangolare!


Dico sempre che non è mai troppo tardi per imparare! Va bene, non si può saper fare proprio tutto, magari si fa di tutto un po’ senza diventare maestri, ma non è importante. Si può provare il brivido dell’esperienza però. E poi decidere se piace e se continuare. Ti pare che non sperimentavo anche questa?
Ebbene, dopo anni che cercavo il modo di farlo, sono finalmente riuscita a cavalcare il manto bianco, grazie ad un intero “esercito” che, a tavola tratta, al mio fianco per affrontare la morbida ma ardita discesa, mi sosteneva, consigliava e affiancava nella rovinosa caduta! Io che dentro di me ripetevo compulsivamente tutti quei suggerimenti, tallonitallonitalloni, puntepuntepunte, peso al centro, piatto e gira il busto!! immaginando di essere una foglia, immancabilmente finivo per terra appena la velocità era più rapida della mia coordinazione.

Anche se sono ancora alla ricerca del mio stile, a tratti ho dominato il mio destriero, evitando però i front… che sono i miei nemici, quelli che mi fregano!!

Soprattutto di questa impegnativa giornata, ricorderò che mi sono divertita, tanto, anche nella difficoltà di scendere al volo dalla catapulta infernale, con il tipo gentile che capiva il mio impaccio e mi tendeva la mano. Il più difficile è stato comunque tirarsi su dalle sabbie mobili. Mentre vedevo che stavo sprofondando mi veniva da ridere, e se ridi è la fine, non ti alzi mai più.

Grazie di cuore ai miei due pazienti maestri Gianni e Teo (e ai loro numerosi complimenti di incoraggiamento di fine corsa), che hanno sacrificato per me le loro medaglie al valore e che forse si sono divertiti più nella pausa crostoni, salsiccia e grappina che sulle piste… ma che qualche risata per le mie capriole o quando da ferma cadevo in ginocchio, se la sono fatta di sicuro!!! Chiappette, addominali, gambe e braccia a pezzi, ma non mi arrendo, la prossima è vicina!

sabato 30 gennaio 2010

Decido io!

Il calendario di Oscar Diaz, designer spagnolo.

Tra i tanti progetti che mi capita di osservare, questo ha attirato la mia attenzione! Un calendario da cui si percepisce davvero lo scorrere del tempo. Un foglio di carta con i giorni stampati in rilievo per prendere colore (quello che più si addice al mese) grazie all'inchiostro che, per a me sconosciute leggi fisiche, si espande ad una velocità calibrata sul giorno solare.
Mi piacerebbe aver questo grande foglio sulla parete della mia cucina, così quando voglio che il tempo si fermi, tapperei la bottiglietta dell'inchiostro, e quando voglio passi veloce, inclinerei in qualche modo la boccetta perchè i giorni si colorino in fretta! Dite che vale?

mercoledì 27 gennaio 2010

Love love love


Lui non ha fatto che parlare d’amore, anche i più scettici alla fine si sono convinti e hanno riso fino a comprare il libro. E nel libro Remo ha scritto i nostri nomi, disegnato un profilo, schizzata una firma e impresso l’anno, questo, il 2010. In più una sola parola a grandi caratteri: LOVE.
Sì, un simpatico santone… io non mi lascio mai troppo conquistare da questi trascinatori di folle, neanche quando mi chiede “Tu sei Anna? E che non me lo dai un bacetto?”. Però mi diverto a sentirlo parlare, soprattutto nel dialogo privato in cui mi racconta l’intimo spiare di una zia che nuda, dopo la doccia, si infilava la biancheria. Mi ricorda quei due scemi dei miei cugini che, nel momento in cui il mio corpo stava appena assumendo delle forme femminili, si nascondevano sotto il letto per imparare dell’amore. Peccato che li ho sempre scoperti prima (almeno credo)!!! Il fatto è che Remo era molto più ardito di quei due ragazzini. Remo aspettava che la zia uscisse dalla camera, per andare a raccogliere il vello inconsapevolmente perduto dalla delicata conchiglia (che lui ha definito in maniera diciamo… più popolare) per riporlo in una scatolina, gelosamente conservata.
Beh, accompagnandolo a casa, mi chiede di fargli una nuova scatolina con ciò che è mio, tutta per lui che il sesso, anche a 86 anni, non riesce proprio a scordarlo!!!

lunedì 25 gennaio 2010

@°§*^'?%\-[

Qualche volta penso che tutti si dovrebbero concedere delle chicche borghesi, perchè poi alla fine, nel regalarsi attimi di benessere non c'è niente di borghese, anzi direi che è una cosa del tutto naturale, solo che non abbiamo mai il tempo di farlo!
Nel periodo frenetico che mi sta piacevolmente travolgendo, qualche istante di estatico calore me lo sono riconosciuta.
Con le gambe e le braccia nude mi specchio, avvolta da un corto kimono bianco, mentre sorseggio una bollente tisana, in attesa di oli caldi e mani sicure. Ancora accaldata dalle vampate di vapore che hanno rilassato la pelle, mi osservo compiaciuta. Sì, direi che me lo sono meritata, anzi no dai, tutti se lo meritano... diciamo che ho fatto bene a concedermelo. Mi stendo e sento quel solletico che diventa subito un sincero prendersi cura di me. Ma quanto mi piace? Mi rilasso, forse troppo, che quasi mi addormento.
Ma che male ci sarebbe nel dormire, svegliarsi e richiudere gli occhi, perché oggi si può? No, in quell’occasione, pagati i servigi, si torna a lavorare, anche se leggeri come una piuma e intontiti dalle coccole ricevute.
Altre volte invece per fortuna si può anche restare sotto il piumone, niente fretta, niente orologi, ore, minuti o secondi rimasti in padella, perché non hai resistito e non hai fatto in tempo ad arrivarci. Chissà poi perché non si riesce proprio a non cedere. Non credo di dovermelo chiedere, è benessere, una, due, tre volte e di nuovo fino all'arresa, è sempre stato così. Lo dicono anche i tovagliolini della Coop “non ti vergognare di tornare un po’ bambino, ogni tanto: fa bene allo spirito”. A parte quell’ogni tanto, mi pare di seguire alla lettera questo consiglio.
Ma poi tutto sommato, volevo dire, ma realmente, ma a me... cosa mi passa per la testa??

giovedì 21 gennaio 2010

Così impari!

A Kathmandù!

Anche da lontano, sentirò la tua risata rumorosa e il tintinnio dei tuoi monili, vedrò le espressioni buffe che solo i tuoi muscoli del viso sanno assumere, ti abbraccerò a notte fonda, dopo che, ormai a pezzi, abbiamo fatto tutto! Mi infangherò con te camminando, anche se su strade diverse, come in quell'uggioso pomeriggio, farò esercizi di concentrazione anche se meno mistici dei tuoi cantando gen gen gen calendela! E tutto il resto che solo due eterozigoti come noi possono aver messo in piedi, portando scompigliando in città.

Ricorda il consiglio di mio fratello!

Buen viaje y cuidate!!

mercoledì 20 gennaio 2010

Molto molto doloroso

Io, proprio, davvero, assicuro, che non sono in grado di capire come si possa far così tanto del male, e farlo apposta! Fin dove può arrivare la mente umana? Io non ci arrivo, non concepisco la consapevolezza di ferire chi è indifeso e ingenuo di fronte ad una cattiveria che non può neanche immaginare... Oppure con il tempo riuscirà ad immaginare e magari a reinterpretare a sua volta. Come si può crescere in serenità se un gioco ti ha portato via la completezza del tuo corpo? Tutto il congegno, i meccanismi vengono studiati per colpire in maniera mirata, non per uccidere, perché allora non ci saresti più e basta, ma per mutilarti, spezzarti, così che la tua presenza diventa sofferenza e insopportabile peso.
Mi fa star male pensare che ci sia qualcuno che voglia provocare dolore e soprattutto ai più piccoli, a quelle manine, a quei piedini!
Sì, si sanno queste cose, Gino e Teresa sono famosi, ma hanno anche deciso che le cose che loro vedono ce le risparmiano perché edulcorare una realtà che tutto ha meno che dello zuccherino, sarebbe immorale. Soffro per le immagini e per le parole, forse ancor più evocative del macigno di cui raccontano. Piango, ma di rabbia!

martedì 19 gennaio 2010

Perchè avrei voluto vederti mentre allagavi l'aereo, Rocher!

Fighissimo (come lo leggerebbe dianetics)!

Wonder woman oggi proprio non ce l’ha fatta. Neanche i superpoteri da Annamon hanno potuto vincere la battaglia contro i mulini a vento. E si è trovata, la sera, arresa all’evidenza, che l’aveva voluta sconfiggere in questa giornata in cui è successo di tutto. Sarà il naso rosso che la rende poco credibile come supereroe?
All’alba vengono i gendarmi a prelevarla per consegnarla alla giustizia. Pagata l’ammenda salata, l'avrebbero poi liberata! Il telefono squilla in continuazione nell'arco delle 24 ore, ma dall’altra parte solo silenzio. Annamon è riuscita, non sa neanche lei come, a metterlo a tacere per sempre… il secondo dall’inizio dell’anno. Al primo ha fatto fare immersioni. Ma Annamon, senza troppe preoccupazioni, si reca a ritirare il suo buono per trovarne un terzo, nuovo di zecca. Invece niente buoni, solo i cattivi di una nuova gestione, che dei buoni proprio non vogliono saperne. Sempre Annamon, con un ditino distratto, in un secondo fa fuori le memorie di una vita, puff, cancellato tutto dal dispositivo, tutti i bei pensieri, stipati dall’invenzione della sua prima ricetrasmittente, che aveva creduto di dover conservare… ora invece li serberà solo nella memoria. Potrebbe non essere male! Convinta infine di sfogarsi con acquisti pazzi, non trova che stracci.

Per fortuna che poi la sera c’è un surfer pronto a consolarla… ma lei non è triste, solo spossata dalla battaglia e finalmente si concede una serata casalinga, con Ciuchino a farla squassare dalle risate.