mercoledì 24 agosto 2011

Mostri e licheni

Ho visto quello spicchio di luna. Ho sentito il fruscio del vento che mi spingeva dentro al bosco. Ho sentito il cuore battere forte quando alle orecchie arrivavano dei suoni, senza capire da dove provenissero e fin dove sarebbero arrivati.
Mi sono arrampicata su un albero, che è diventato il mio albero. Mi sono nascosta dietro i cespugli, ho cantato canzoni nel buio delle stelle.
Ho raccontato la storia di una triste principessa tante volte. A poche persone, ma tante volte al mio albero, perchè non venisse dimenticata.
Ho camminato nella notte, usando gli astri al posto degli occhi, ho contemplato il silenzio con una voglia estrema di sentirmi piccola davanti a quel tanto niente.
Ho sentito la delusione di non essere parte del tutto e l'emozione invece di essere lì dentro al centopercento.
Ho avuto voglia di correre tra i sentieri e di stare ferma immobile, unita, appiccicata al resto del gruppo, a godermi l'attesa con i miei simili, vera forza e energia di questo mese da Conero.
Ero caffè, frutti di bosco, terra, vino e alloro. Ero uno straccio macchiato, i riflessi negli occhi, uno in mezzo a tanti.
Mi hanno fatto ridere le gobbe, le voci, le mani, le urla, gli insulti, le corse, i capelli, le smorfie. E sì, l'emozione mi commuove, hanno ragione loro a dire così.
Gli sprevengoli esistono davvero e sono bruttissimamente bellissimi!
Li ringrazio uno ad uno per quell'essere speciali, ognuno a modo suo!

giovedì 4 agosto 2011

Il casale [sequel]

Dismesse le camicie aderenti e i pantaloni a zampa. Finiti anche i tempi dei baffoni alla Frank Zappa, i maggiolini e le chitarre sulla spalla.
Le prime cose che cambiano:
I chili addosso.
I passeggini.
I passatempi e i lavori.
Il colore dei capelli.
I segni in viso.
I fidanzati.

I fumi rimangono invece. E così la voglia di rivedersi.
La lunga tavolata estiva con le luci che corrono sopra la testa gioca all'idillio Mulino Bianco senza volergli seriamente somigliare.
Il prato del casale profuma di margherite recise.
La griglia fuma e le focacce pugliesi sembrano morbidi cuscini.
Le cartoline orrende di Pamela e Oriana fanno ridere anche il mio postino e la cassetta delle lettere.
I racconti saggi di Fabio e la sua ospitalità mi fanno venire quella voglia temporanea di campagna, ma tanto alla fine resto sempre in città.
La frangia che non si vedeva da un po' tutto sommato non è neanche diventata troppo seria, i leopardiani non ne parliamo, eterni fanciulli.
Fa un po' Virzì il revival, ma non c'è finzione in quel calamitico attaccamento dei tempi addietro!

lunedì 1 agosto 2011

La chiameremo felicità!

Anche io, quando sarò una rock star, vi prenderò in giro da sopra il palco, mio pubblico... gentile!

Hai il sedere grosso Vasco. Sei un po' antipatico, ma sei bravo e mi piace pensare che a volte i periodi neri possono essere bellissimi!
Mi è piaciuto molto anche vedere Danco, appoggiato al muro, con il braccio alzato, che era tutto il corpo a cantare per lui. Anche questi me li hai passati tu!
E pure Lavi, che avrebbe voluto il feticcio. Come regalo, da fare!